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IL GIOCO “LEGACY”: EVOLUZIONE O STRATEGIA COMMERCIALE?

Di Matteo Roberti

Il tabellone del gioco Pandemia Legacy che verrà inesorabilmente modificato.

Da circa sette anni, nel mondo dei giochi da tavolo, si è andato affermando un particolare sistema di gioco che viene definito legacyCon questo termine intendiamo tutti quei giochi che, per un motivo o per un altro, hanno una fase di vita che dura fino al completamento dello stesso. Una volta completato, il gioco non può più essere giocato. Sembra uno scherzo, forse un paradosso, eppure esistono giochi usa e getta.

Completando la definizione, sono costretto a precisare che in un gioco legacy i materiali e le plance di gioco subiscono significative modifiche, come anche le regole, al punto che non sarà più possibile “riavvolgere il nastro” alla situazione originaria.

L’idea di questa “follia” venne casualmente al game design Rob Daviau (qui i suoi lavori) che un bel giorno, parlando di Cluedo, si chiese cosa spinge le persone ad andare a cena insieme ai protagonisti del gioco sapendo che comunque ci scappa sempre il morto. Si rese insomma conto che ogni volta la memoria dei partecipanti veniva azzerata, e cioè che ogni gioco veniva ogni volta riportato alla sua situazione originaria, resettato potremmo dire.

Sarebbe stato interessante invece capire cosa avrebbero fatto i personaggi di Cluedo davanti ad un vero assassinio, come si sarebbe evoluta la storia con gli assassini arrestati. L’idea in realtà fu scartata, ma a Daviau venne comunque affidato il compito di provarne una simile applicata al sistema di Risiko. E così, nel 2011 esce Risk Legacy, di fatto il primo gioco legacy inteso in questo senso.

Tuttavia il più famoso della serie legacy è senza dubbio Pandemic legacy (uscito nel 2015, e sempre realizzato da Daviau), ispirato al mondo e al sistema di gioco di Pandemia. In questo gioco i giocatori devono svolgere una sequenza di 12 partite (o anche di più qualora dovessero perdere), ognuna delle quali rappresenta idealmente un mese di gioco.

Nel mese di “gennaio” comincia a diffondersi un morbo che via via diventerà sempre più incurabile… riusciranno i giocatori a debellare l’orrenda minaccia? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che al completamento dei dodici mesi non sarà più possibile ricominciare tutto da capo, in quanto durante le varie partite il tabellone e le carte da gioco subiscono delle modifiche sostanziali (ad esempio il tabellone viene invaso da adesivi un po’ ovunque, mentre alcune carte vengono addirittura strappate, senza contare che alcune regole vengono totalmente stravolte).

Il materiale che c’è nella scatola di Pandemia Legacy

Tentare di ripristinare il tutto rischierebbe di rovinare ancora di più la plancia, che comunque – nel caso specifico di Pandemia Legacy – rimarrà disponibile per continuare a giocare utilizzando il sistema base di Pandemia (anche se non più in modalità “campagna” legacy). Altri giochi di questo tipo, famosi, sono senz’altro SeaFallAndroid Netrunner nella sua espansione “Terminal Directive” e Charterstone (quest’ultimo uscito poche settimane fa).

Prima ho dovuto precisare questo fatto delle modifiche perché alcuni ritengono che debbano essere considerati legacy anche altri tipi di giochi che all’apparenza sembrano “simili” all’idea del legacy, ma che di fatto non lo sono. Stiamo parlando ad esempio di T.I.M.E. Stories (in cui i giocatori interpretano dei personaggi che tornano indietro nel tempo per modificare una parte della storia), ma anche di tutti quelli ispirati al mondo dell’escape room (come tutta la serie Deckscape, in cui i giocatori devono riuscire in un’ora reale di gioco ad uscire “vivi” da una stanza fatta di carte!), o come altri ispirati al mondo di Lovecraft (come Arkham Horror gioco di carte, in cui i giocatori sono chiamati a contenere gli orrori dei grandi antichi).

La plancia di T.I.M.E. stories

La sostanziale differenza tra un gioco come Pandemia Legacy e un gioco come T.I.M.E. Stories è presto detta: nel primo la plancia viene modificata, e vengono modificate anche le regole; nel secondo no. In Pandemia Legacy si inizia giocando ad un gioco e via via si ha la sensazione di trovarsi in qualcosa di diverso rispetto al contesto iniziale. In T.I.M.E. Stories, invece, le regole rimangono le stessa da missione a missione; viene solamente narrata una storia che una volta conclusa non ha più ragione di essere giocata di nuovo.

Ma la plancia e le regole sostanzialmente restano sempre le stesse. In sintesi: dopo 40 anni potremmo rigiocare a T.I.M.E. Stories (a meno che non abbiamo una memoria di ferro e non ci ricordiamo tutte le avventure), ma non potremmo comunque mai rigiocare a Pandemia Legacy (memoria di ferro o meno).

Il gioco legacy, insomma, ti porta a vivere ciò che hanno sempre vissuto i giocatori di ruolo: l’esperienza.I personaggi che interpretiamo crescono, si evolvono, mutano, non sono mai sempre gli stessi (per questo solitamente il gioco legacy è svolto sempre dal medesimo gruppo). Nuove regole possono essere introdotte man mano che la campagna prosegue, consentendo in un certo senso al gioco stesso di “espandersi”, e ai giocatori di compiere scelte che modificano l’assetto stesso del gioco.

Il contenitore viene aperto e sta contagiando tutto ciò che ci circonda. Il processo è irreversibile, e noi dovremo essere in grado di dominare questi cambiamenti. Di fatto, alla fine della campagna, la scatola di quel gioco sarà unica, diversa da una stessa scatola giocata da un gruppo diverso. Nel legacy uno stesso gioco avrà sicuramente riscontri differenti da gruppo a gruppo, e finirà – forse – con regole differenti da gruppo a gruppo. Eppure il gioco è lo stesso! Magia del legacy.

I punti di forza e i punti di debolezza dello stile legacy sono facilmente intuibili. Dalla sua il legacy ha appunto questa fase “esperienziale” unica, che rende l’esperienza diversa da qualsiasi altra esperienza sempre vissuta con lo stesso gioco. Altro punto a favore è sicuramente rivolto al game design, che non sarà più costretto ad occuparsi di capire come rendere la rigiocabilità del gioco infinita.

La resa, dunque, non può che essere migliore. I punti di debolezza sono quasi una diretta conseguenza di questi punti di forza: se volessi giocare nuovamente un legacy sarei costretto a comprare nuovamente il gioco, dunque a spendere di nuovo una certa cifra (anche se in rete si trovano svariati suggerimenti per giocare un legacy senza compromettere necessariamente il gioco stesso). Qualcuno l’ha definita una furba operazione commerciale e, per principio, ne sta alla larga. Io amo definirla, invece, come un’entusiasmante evoluzione di esperienza di gioco legata a fini commerciali (divisibili).

Abbiamo detto che spessissimo i legacy vanno giocati in gruppo, e il più delle volte sempre con lo stesso gruppo. Se il prezzo del gioco è troppo alto dividetevelo! Con pochi euro per uno avrete un’esperienza di gioco davvero unica. Sta dunque a noi decidere se provare ad immergerci una tantum in un gioco con il rischio di mangiarci le unghie nel momento in cui ci rendiamo conto che non potremmo mai più riparare ad un nostro eventuale errore, oppure continuare con i giochi che tornano come nuovi alla fine di ogni partita. Bene in ogni caso, sia chiaro. L’importante è giocare.

Matteo Roberti