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Battleground Europe: giochiamo alla guerra online… ma solo per gioco!

E’ scoppiata la guerra! No calmi non voglio creare allarmismi inutili. Ancora Trump non ha premuto il bottone rosso. Sto parlando di guerra virtuale. La Cornered Rat sotfware ha sfornato un capolavoro, Battleground Europe (ex World war 2 online) online BlitzKrieg.

Scegli da che parte stare, Asse o Alleati in Battleground europe

 

Uscito in sordina, le maggiori riviste del settore lo avevano quasi bocciato nel 2002 quando si presentò al pubblico con la prima versione beta, ma già si poteva intuire le potenzialità di questo MMORPG, perché di questo si tratta.

Una gigantesca arena ambientata nell’Europa centrale anno 1940. Il BlitzKrieg in Belgio Lussemburgo, Olanda e Francia. Alleati contro Asse. Ma scordatevi duelli faccia a faccia nevrotici, con armi futuribili, medikit con relative energie da recuperare. Qui si uccide e si muore con un colpo, one shot one kill, anche stando dentro un Panzer IV.

Ritirata inglese Su attacco dall’aria.

Non posso certo definirlo uno sparatutto in soggettiva. Direi piuttosto una vera e propria simulazione di guerra. Infatti tutti i mezzi sono “simulati” nel senso che se salite su un caccia Spitfire, non lo farete volare subito ma dovrete imparare a decollare, usare i flaps, trim, passo elica, giri del motore e poi… volare che non è così semplice, basta una virata rapida su uno Spitfire per andare in visione nera e schiantarsi al suolo, oppure un colpo che vi ferisca e non potrete più manovrare.

Giusto due parà che si sono lanciati sulla città…

Lo stesso per un carro armato, che non può schiantarsi al suolo ma si può ribaltare, finire in una trincea, o in un fiume. Potete sbizzarrirvi in cielo in aria e perfino in mare. La vastità delle zone di guerra è presa direttamente dal mondo reale in scala 1:2 ed i rilievi, i fiumi e le posizioni delle città sono identici a come sono veramente.

Un carro alleato distrutto…

La grafica non è eccezionale, anzi a tratti scadente, ma vi assicuro che passa subito in secondo piano questo difetto. Parlo delle textures degli alberi e degli edifici in particolare, perché per quanto riguarda i mezzi, la grafica è ben curata. (ah, a cosa interessante è che la Playnet aggiorna la versione del gioco costantemente, implementando nuove armi, divise, sistemi di gioco.)

Gruppo di bombardieri He-111 in arrivo sul target.

Gioco a questo titolo da più di dodici anni. Ovviamente non costantemente. Ci sono stati anni in cui ho fatto tre partite, ma non l’ho mai tolto dai miei Pc. Perché? Eppure la grafica fa un po’ schifo, a volte non vedi un avversario per decine di minuti, i mezzi sono un po’ ostici da guidare. Non importa, perché finalmente quando entri in arena, sei effettivamente in un mondo virtuale, dove puoi andarti a fare una passeggiata su una collina e trovare un nemico che ha deciso di fare la stessa cosa. Niente tag rossi sopra la sua testa. Se si mimetizza e resta immobile nella boscaglia, ti sparerà. Niente medkit o robe strane per potenziare le armi. Niente bot, tutto quello che si muove è “guidato” da una persona. Tutto semplice e mortale, come lo era durante la guerra.

“Ora sparo una bella granata a quel gruppetto…”

Puoi essere ferito certo e non potrai correre e la vista si annebbierà, ed è tutto così “reale”. Il senso di libertà è totale, sia che tu cammini per terra, voli in aria o vada per mare. L’agguato è sempre in atto. E poi vuoi mettere il piacere di fare due chiacchiere con un amico che magari non vedi più perché vive lontano, e nel frattempo mitragliare un francese che pensa di stare al sicuro dentro a quel cespuglio?

Molti dei mezzi possono essere presi in multicrew, cioè mi posso trovare a guidare un carro, con un mio compagno addetto al cannone, o su un caccia, ed avere in coda un mitragliere. Questa particolarità di gioco è divertentissima, soprattutto se i due amici sono connessi via microfono con teamspeck (o simili). Vi assicuro che le risate o i momenti di “ansia” vissuti in due sono molto più potenti.

Truppe tedesche schierate a difesa.

Purtroppo con gli anni e la concorrenza, questo titolo soffre un po’ la mancanza di giocatori. Anche di sabato sera non c’è un grande afflusso. I programmatori hanno implementato il free to play ma ha richiamato secondo me solo giocatori di Call of Duty o altri sparatutto in soggettiva, ed essendo abituati alla frenesia dei combattimenti e la grafica super, se ne sono andati con l’amaro in bocca.

B. E. Non è uno sparatutto in soggettiva, ma come ho già detto, bisogna entrarci piano piano e variare l’uso dei mezzi a disposizione, anche le bellissime contraeree o le anti carro micidiali.

I siluri micidiali di un destroyer.

Ci sono a disposizione tutti i mezzi degli alleati e dell’asse degli anni ’40 ’41, parlo di carri Panzer II III IV, Stug, 38T,Somua, Matilda, A13, R35,Char, le Flack , incluso il potentissimo cannone tedesco da 88mm, le contraeree da 30mm, i mezzi di trasporto, e l’aviazione (Spitfire, Hurricane, Stuka, Blenheim, Heinkel 111, Me 110, Ju 109), e concludendo con un bel Destroyer carico di siluri e anti aeree e una simpatica Fairmile (nave) francese con cui potete seminare il panico sui fiumi e sulle coste.

Panoramica di quasi tutti i mezzi disponibili in arena.

Naturalmente puoi entrare in gioco anche come fante che sono l’anima del gioco, con gli anti carro (sapper) fucilieri e mitraglieri, ingegneri, mortaisti e gli splendidi paracadutisti che vi faranno provare l’ebrezza del lancio in quota e atterraggio dove capita sulle città infestate di nemici. Il gioco di squadra è la regola fondamentale. Le città vanno prese lentamente e pianificando l’attacco se non vogliamo essere spazzati via dalle contraeree o gli anticarro gestiti dal PC (le uniche unità “non umane” ) e per prenderle intendo aggirarsi per la città in copertura, cercando gli edifici da catturare e poi il bunker, centro di comando nemico. Il tutto da difendere per almeno 10 minuti in modo da poter contestare la città e rendere più difficoltoso il respawn avversario.

Massiccia controffensiva tedesca.

Ma c’è di più. Per gli amanti del gioco di ruolo e delle “carriere” potrete vedere il vostro soldatino, raggiungere i più alti gradi dell’esercito, se sarete bravi a portare a termine le missioni che prenderete nel briefing iniziale. All’atto pratico del gioco questo avanzamento di grado non comporta cambiamenti fondamentali se non la possibilità di impostare missioni per conto proprio, però fa piacere vedere come progredisci e come il tuo morale si alza.

Il mio consiglio è di giocarlo in compagnia. Personalmente sono inserito nel REI (Regio esercito italiano) che seppur ridotto nei ranghi, ogni tanto spadroneggia in arena. Andate sulla pagina Fb e chiedete lumi, vi aiuteranno.

Potete decidere di fare parte dell’esercito dell’Asse (per adesso solo tedeschi) o tra gli alleati (inglesi, francesi, americani). Io ho scelto l’Asse, giusto perché in futuro la Playnet implementerà anche l’esercito italiano, e giapponese, aprendo cosi’ il fronte africano e del pacifico, percui essendo nel ‘40-’41 e stando dalla parte Alleata mi ritroverei a sparare sugli italiani… e ciò non è molto onorevole.

Ah, dimenticavo… per giocare dovete scaricare il client dal sito www.wwiionline.com, registrarvi e scegliere se giocare gratuitamente potendo prendere solo fanti base, aerei base e carri base (giocabilissimi anche se ovviamente meno potenti) oppure pagare un canone mensile che va dai 8 ai 12 dollari a seconda delle offerte. Sono soldi ben spesi. Se vi piace il periodo storico e confrontarvi in una guerra virtuale, Battleground Europe è la simulazione che fa per voi.

Telefonate di trading online… Attenti a dove clikkate!

Le telefonate per appiopparvi un consulente di trading online e relativo conto online per provare a “guadagnare”, ormai sono all’ordine del giorno. Io è dal 2014 che ricevo costantemente queste telefonate con cui ti vorrebbero convincere ad aprire un conto trading online presso le loro società (tutte rigorosamente ubicate in paradisi fiscali) per poi cominciare a fare il “trader” che per chi non sapesse cosa sia, è una figura che opera sui mercati mondiali di valute e commodities (merci, prodotti tipo Oro, petrolio ecc).

Sembra sempre tutto facile col trading

“Operare”, si intende vendere e comprare, facendo speculazione sui prezzi di vendita e acquisto. I cosiddetti “derivati”. Il problema è che questi signori, ti mettono la cosa molto semplice. Alcuni video che ho già fatto come il “metodo italiano” illustravano come in pochi mesi, un trader che sfruttasse il loro “metodo italiano” arrivasse a guadagnare cifre astronomiche al mese.

Niente di più falso ovviamente. Il 95% dei trader che si butta in quest’avventura, perde il suo capitale iniziale. Io sono stato tra questi 4 anni fa. Adesso dopo 4 anni ho imparato qualcosina, e piano piano sto recuperando quello che ho perso. Non ho ovviamente più cliccato su niente, o richiesto informazioni a questa gente, ma nonostante questo, sono 4 anni che mi chiamano per sapere se avessi cambiato idea e volessi tornare a dargli i soldi.

Hanno tutte un nome italiano ma chiamano sempre dall’est

Quindi io spesso butto giù la chiamata, come faccio con quelli di Telecom, a volte invece mi prendono in “bona” e ieri che avevo appena cenato e mi gustavo un buon vinello, gli ho dedicato dieci minuti abbastanza divertenti in certi punti, che se avrete la pazienza di ascoltare, apprezzerete.

Buona visione e buon trad… ehm cioè buona giornata!

Hai perso tutti i contatti sul tuo telefono? Backup!

Come è possibile che nel 2017 ci sia ancora gente che riesce a perdere i contatti dal telefono? E’ possibile, succede ogni giorno.
Scorrendo la mia bacheca su Facebook, ogni tanto compare il messaggio angosciato del tipo/a (devo dire più le donne ultimamente) che ha perso il telefono, gliel’hanno rubato, l’ha mollato nel cesso, ci ha fatto un tuffo in piscina, l’ha usato come martello, e quindi ha perso tutta la rubrica telefonica, i messaggi, le foto (compromettenti e non), i documenti importanti per la tesi (si c’è gente che li salva pure sul telefono ) e tanto altro.

Del resto i nostri “telefoni” ormai sono da anni dei computer portatili con cui ogni tanto telefoniamo, e quindi ci si mette sempre più roba, tutta la nostra vita in pochi Gb di memoria.

Quindi, io mi chiedo: se c’è tutta ‘sta mole di documenti in questo aggeggio, perché non trovi un modo per prevenire la perdita di ogni cosa? La risposta a questa domanda è sempre astratta. C’è chi non lo fa per svogliatezza, per principio, per motivi religiosi ma soprattutto perché gli fà fatica andare a cercare in rete come si potrebbe fare. Quindi con questo articolo lo faccio io per voi ok?

Allora, per cominciare se hai un qualsiasi telefono di ultima generazione, puoi sincronizzare tutto o quasi con GMAIL, il comodo gestore di posta, proprietario di Google e di tanto altro, che gratuitamente ti può mettere su i suoi server tutti i tuoi dati.

Ed ecco che qualcuno mi dirà: “eh ma io tutti i cavoli miei mica glieli voglio dare a google, poi la privacy e se qualcuno me li frega o li legge? Eh? Eh?”

E tu mi fai capire PERCHÉ, Google, azienda multimiliardaria mondiale, dovrebbe andare a farsi gli affari tuoi, che fai il commesso in un negozio di mutande usate e la cosa più losca che hai fatto è chattare con una di Bari su Tinder e nemmeno te l’ha data? Mi spieghi di quale privacy dovresti aver paura? Fai le foto al tuo gatto mentre dorme! O a te stesso con la bocchina a culo di gallina!

Quindi per favore, vuoi fare questa sincronizzazione con Gmail e salvare tutti i tuoi contatti così quando perderai il telefono da 600 euro sull’Intercity Torino-Bari, ti basterà comprarne un altro nuovo  e avrai tutti i tuoi contatti senza disperarti?

E’ molto semplice: su un telefono con Android andate in IIMPOSTAZIONI—->CLOUD—->IMPOSTAZIONI SINCRONIZZAZIONE, e mettete la spunta su tutto.

poi andate in BACKUP  e spuntate “Backup automatico” e quello che volete (sms mms ecc ecc).

Poi andate in BACKUP E RIPRISTINO e flaggate tutto, cosi’ quando avrete il cell nuovo tutto si ripristinerà automaticamente.

Ecco facendo così siete al sicuro da qualsiasi perdita.

Ovviamente dovete avere un account GMAIL e tenervi a bada la password, una password “furba” non il vostro nome o quello del gatto, perché se qualcuno ve la frega poi sono volatili per diabetici… Un modo semplice per non farsi fregare la password e NON DARLA A NESSUNO, la password dico…  (sì lo so è banale come cosa ma succede).

Se volete andare invece sull'”automatico” ci sono i programmi già fatti, tipo “SMART SWITCH” della Samsung che potete scaricare qui. Oppure un altro comodo software di backup per PC “SnapPea” con cui potrete salvare app, messaggi e rubrica ovviamente collegando un cavo USB al PC.
Quindi adesso avete tutti gli strumenti per fare i vostri backup ok? Non voglio più leggere in bacheca messaggi affranti e disperati perchè avete perso tutto.

Per i faticoni:
è più stancante fare un backup ogni tanto (con Gmail te lo fa automatico basta impostarlo una volta) o chiedere e reinserire ad uno a uno tutti i contatti dopo che hai perso tutto?

Datemi retta, fate ‘sti benedetti backup, anche delle foto (con googlefoto fa in automatico) perché poi quando perderete tutti i ricordi della vacanzina alle Canarie col vostro amore, bestemmierete tutti gli dei per giorni e giorni… Io v’ho avvertito.

Buoni salvataggi!

ah, per chi avessi l’Iphone, v’attaccate, tanto siete ricchi no? (e poi mi sa che fa tutto da solo)…

 

Il consulente finanziario… al telefono si trasforma in storico .

Il consulente finanziario prende una deriva storica, antifascista? Può succedere, anche durante una di quelle telefonate odiose che ti arrivano mentre lavori, mangi, sei al bagno.

Eccone un’altra arrivata ieri, che ho trasformato in un dibattito per quasi venti minuti. Dibattito che è partito da luoghi comuni per arrivare a immigrazione, guerra, fascismo, Hitler, pensioni, tasse, morte. Praticamente gli argomenti della satira.

Il consulente finanziario (il secondo, perché invece il primo non ci ha pensato due volte a provare a fregarmi) fortunatamente si è dimostrato una persona almeno con un minimo di cervello e onestà, e dopo un po’ ha lasciato perdere.

Notevoli alcuni siparietti sui modi di dire in dialetto romano, su Mussolini e Hitler che meritano di arrivare al 15° minuto.

E’ curioso notare come una banale conversazione di marketing, vendita, proposta economica, si possa trasformare con un po’ di “umanità” in tutt’altro, e tirare fuori parole e sentimenti che non ci si aspetterebbe.

Credo che il segreto per far smettere questa gente di chiamare e spingerli a trovare un altro lavoro un po’ meno triste, sia parlarci, magari anche sotto mentite spoglie, ma facciamoli sfogare anche loro porelli, ne hanno bisogno.

Ogni tanto stempero lo schermo nero con qualche “cartello”, quindi occhio al video, e buon divertimento col consulente finanziario di turno preso per il culo.

Tele marketing infernale… Da prendere in giro.

Quante telefonate di tele marketing ricevete al giorno? Quante volte vi disturbano vocine dall’accento straniero che pare vi vogliono regalare milioni e giganti opportunità di guadagno?

A me tante volte al giorno. Almeno 4 o 5 ultimamente, a tutte le ore, soprattutto mentre mangio. Vedo il prefisso di Milano o Roma e penso subito ad un regista innamorato di me che vuole farmi fare il protagonista di Star wars IX, ma invece è la solita “Chiara Pino” o “Sara Minolli” o “Mario Rossi” con l’accento ucraino però, che vuole farmi investire in qualcosa.

Spesso sono le tremende opzioni binarie, di cui ho parlato in questo articolo, da cui si deve assolutamente scappare. Le altre sono i soliti gestori di telefonia, gas, luce e ogni tanto i surgelati, che pare vadano tanto di moda.

Appena sento la parola “investimento” al telefono, riattacco senza nemmeno più argomentare un “no grazie”. Il problema però è che spesso questi maledetti, pensano sia caduta la linea e richiamano e tocca mandarli a quel paese volgarmente.

Non accettare la chiamata, ti fa spendere qualche centesimo nel SMS che ti invia il gestore telefonico (io li ho attivati per vedere le chiamate perse) e quindi oltre a disturbarti, paghi pure per il disturbo. Becco e bastonato.

Mi sono rotto, quindi ho deciso di prenderli per il culo, ogni volta che mi chiamano a questi del tele marketing. Ieri avevo appena finito di registrare il video di Poeti e Poesia, quando mi arriva l’ennesima chiamata per investire sul Forex. Ho registrato il tutto e mi sono divertito 5 minuti.

Buon ascolto!

Poeti e poesia di nuovo all’attacco…

Ebbene sì, quelli di Poeti e Poesia ci sono ricascati, ma questa volta, secondo me si erano preparati. Ma andiamo con ordine:

Più di un anno fa avevo fatto un’incursione nei loro archivi poetici, documentando il tutto in questo articolo con video annesso.

mi arriva per mail, la loro pubblicità del nuovo concorso che ogni tanto a ciclo continuo indicono. Non mi lascio scappare l’occasione e mi iscrivo tramite il loro form online. Gli appioppo una poesia dal titolo: “REBUSIARE” che già di per sè la dice lunga… Questo il testo:

REBUSIARE

Serrare le coltri
languisce le serpi
Idda, arriva col mondo di sè

Parlami se vuoi
dei resti son crespi
dei motti divelti

Lapalissiano è il mio navigar
sappimi dire le lonze vibrare
piatto e piattume sorreggimi laere.

Croste dei mar, ponti sospesi
frotte dei cesi, il botto fa bum.

Nel core sublime, m’attrista la fine,
ciodonde nel chiare, sei battere in tre.

La fine è divisa, la sorte è sciacalla
pandori di Biella, portami al Re.

Tetano vivo, tetano sorto
mio figlio come si dice,
canuto dimorto.

Mai avrei pensato che una siffatta opera avessi suscitato interesse e scalpore nelle menti avide di sapere della redazione della casa editrice “Pagine” che patrocina il concorso. Ricordo che si può vincere fino a 1500 euro di premio, quindi è molto goloso. La giuria oltre al noto poeta Elio Pecora, è composta per più di metà, da componenti della redazione stessa. Ci fidiamo…

Ma ecco che qualche giorno fa, mi arriva la telefonata tanto agognata. La mia poesiola era stata selezionata per… Vincere? Ci mancherebbe! Ma per la raccolta di poesie no?! Le più meritevoli ovviamente. Ma se è così meritevole come mai non ho vinto? Lasciamo stare il primo premio, ma ce ne sono CINQUANTA! Possibile che “Rebusiare” sia meritevole di essere inserita in una pubblicazione, ma non possa vincere manco il 50° premio di consolazione?

No via, questi prendono ancora una volta per il culo la gente, e quindi vanno ripagati con la stessa moneta. Questa volta sono Francesco Gebottis, mezzo greco e mezzo lucano, o dell’Abruzzo, insomma da quelle parti lì. Creo un bel plot, mi preparo psicologicamente e sforno pure un’altra poesiola fresca fresca da far sorbire alla temeraria dall’altra parte del telefono.

Tutto fila liscio e divertente per i primi minuti poi però forse perché esagero con le calamità naturali, forse per il mio accento non proprio perfetto… ma guardate voi e vediamo se capite cosa può essere successo…

Vacanza a Bali evitando le truffe.

Andare a Bali senza farsi truffare? Si può, ma si deve stare molto attenti.

Oddio, a Bali parlare di “truffe” non direi, sono più che altro furberie che i balinesi adottano per spillare quanto più denaro possono dai turisti, prima che gli stessi si accorgano che stanno pagando troppo per un servizio, il più delle volte non richiesto.

Mappa di Bali

Non tutti i balinesi sono nel “business del turista“. Ce ne sono tanti altri che placidi, zappano la terra, seminano il riso, si fanno gli affari propri distesi all’ombra, guidano il loro mezzo pesante, molto (molto) lentamente, e fanno la loro vita regolare come se i turisti non esistessero. Ma ce ne sono tanti altri che appena entri nel loro radar anche a km di distanza, non ti mollano.

A Bali si semina il riso

La parola che avrete sempre negli orecchi, passeggiando ad esempio per Ubud (una delle cittadine con più vita e cultura di Bali) sarà “taxi?” o la versione più antica “transport?”. Altri se ne stanno seduti a spippolare con lo Smartphone e un cartello “TAXI” appoggiato al cappello o legato ad un bastone, e aspettano che tu gli chieda un passaggio.

Ma perché tutti questi passaggi? Semplicemente perché i mezzi pubblici sono inesistenti e i marciapiedi sono delle vere e proprie trappole antiuomo. Capita ad esempio di camminare e trovarsi davanti un BUCO con la fogna sotto che ti invita a conoscerla di persona. Ammirare le bellezze di Ubud, diventa pericoloso, soprattutto di notte dove intere sezioni di strada sono al buio e le voragini attendono le tue caviglie.

il traffico a Ubud

Quindi un passaggio per tornare in albergo o per andare a vedere un tempio è consigliabile.

Quanto si spende?

Per un passaggio in città tenteranno di chiedervi dalle 100.000 alle 200.000 rupie (100 mila sono circa 8 euro). E’ troppo. Massimo dategli 80 mila se siete generosi. Invece le cose si fanno più onerose quando dovete andare da città a città. Si può arrivare a spendere fino a 700 mila rupie se si deve fare coast to coast. In questo caso però vi consiglio le compagnie di trasporto presenti in gran quantità. Si riesce a risparmiare notevoli cifre.

Listino prezzi bus a Bali

Se invece non volete aspettare orari, e vi potete permettere un lusso in più, diciamo che con 500mila  (circa 40 euro) potete affittare tutto il giorno un autista con macchina privata.

Sono pulite e con aria condizionata. L’inconveniente è sempre il traffico. Suonano il clacson sempre per farsi “vedere” più che per farsi sentire. In 10 giorni però non abbiamo mai visto un incidente. Si vede che i loro dei sono molto potenti.

La “truffa” in questi casi, per chi non conosce le tariffe, è spendere il doppio di quanto sarebbe giusto pagare. Alcuni esempi di tratte: Ubud-Sanur 400mila, Ubud-Batur 500 mila, Lovina-Permuteran 250mila. Chi vi chiede di più vi sta fregando. In tutti i casi ricordatevi che con 500mila avrete tutto il giorno (6/7 ore) a disposizione un guidatore e la sua macchina.

I trasporti per le isole GILI:

Da Padangbai per Gili Trawangan il costo è di 250mila a testa. E’ compreso lo shuttle bus (se non lo è, cercate un vettore che ve lo offre) per l’aeroporto, quindi quando ritornate, fatelo presente al tipo del battello e assolutamente non date retta ai duemila tassisti che vi diranno cose tipo: “non prendete lo shuttle bus perché ci mette tre ore!” oppure “non lo prendete che perderete l’aereo!” oppure “parte tra tre ore, io vi ci porto subito!”.

Ecco, sono tutte cavolate. Il piccolo bus parte quasi subito, l’unico inconveniente, almeno quando l’ho preso io, è che era un po’ affollato e quindi si stava un po’ strettini, ma sempre meglio che spendere altri 500 mila rupie…

Attenti a chi vi fa pagare in anticipo un biglietto per GILI MENO (la più piccola), perché molto probabilmente arriverete su un altra isola e dovrete ripagare un altra barchetta per farvi portare a destinazione. Non pagate MAI in anticipo per più di una tratta a nessuno. Il trasporto dalle isole maggiori a MENO costa dai 50mila ai 100mila e dura 5 minuti (non fatelo a nuoto che ci rimanete secchi per le correnti).

Se siete in gruppo pagherete di meno. Loro cercano di affittare un’intera barca per 250mila ma non cedete, potete strappare sotto i 200mila. Però alla fine 50mila sono 4 euro quindi decidete voi se conviene perdere tempo per questa cifra ridicola, anche se, messe insieme alla fine della vacanza ti ci paghi un albergo a 5 stelle.

LE IMMERSIONI

Anche qui è una lotta per strappare un prezzo decente. Se siete a Lovina e incontrate un certo EDDIE scappate immediatamente. Staziona vicino all’hotel Elsa II (la prima l’avranno arrestata spero) ed è in combutta con loro. Appena arrivati ci ha intortato ben bene con i suoi servizi. Per vari motivi non ho potuto controllare e ho pagato in anticipo le sue immersioni che si sono rivelate molto belle, ma col senno di poi un po’ “pericolose” (pochissimo addestramento e siamo arrivati a 20 mt alla prima immersione) e costose.

Immersioni a Bali, da fare assolutamente.

Non pagate più di 65/75 EURO per immersione. Chi vi chiede di più vi sta fregando. A Gili Meno andate sul sicuro con “Divine divers” che manco a farlo apposta sono olandesi e non c’è bisogno di contrattare. L’immersioni sono ultra sicure e con persone affidabili.

I DELFINI

Non costa molto (era nel pacchetto immersioni) credo vada sugli 80mila. La cosa che però mi ha lasciato un po’ interdetto è che siamo partiti alle 6 di mattina con una barca per inseguire gli sporadici delfini che emergevano per respirare. All’inizio un po’ di emozione c’è stata ma quando si sono unite altre 34 barchette cariche di turisti, tutte all’inseguimento di queste povere bestie, mi sono sentito un po’ una merda e non vedevo l’ora di tornare a riva. Da non rifare assolutamente.

All’alba si va a cercare i delfini nelle acque di Bali.

Se volete vedere i delfini, sperate di vederli mentre fate diving o snorkeling, oppure fatevi bastare i milioni di pesci che avete davanti agli occhi quando andrete a fare i provetti sub. Avrete l’imbarazzo della scelta.

L’apparizione della “guida”…

Un’altra acchiapparella è che mentre esplorate le bellissime risaie intorno alla città, o un fiume o le pendici di un vulcano, compare una “guida” dal nulla e vi seguirà chiedendo di farvi da guida appunto. Spesso non serve nessuna guida se non vi siete persi e potete tranquillamente lasciarla al suo destino. Se vi avventurate per Campuan vicino Ubud, sappiate che se arriverete al fiume, dopo una ripida discesa (pericolosa, occhio) vi si parerà davanti un cancello di legno e magicamente compariranno un vecchino dietro ad esso e una “guida” dietro di voi. Chiederanno 100mila per aprirlo e farvi passare. Ovviamente è tutto abusivo, ma funziona così. Risalire è pressoché impossibile a meno che non vi chiamate Messner o Armaduk, quindi provate a trattare e fatevi aprire il maledetto cancello per proseguire.

Il fiume sotto Campuan

Insomma a Bali ogni ufficio informazioni e ogni persona che vi darà una risposta ad una vostra domanda, avrà la sua versione. Orari, prezzi, percorsi, ognuno vi dirà quello che più gli fa comodo, e molto spesso passerete da qualcuno che offre un altro servizio o ha la possibilità di farvi visitare un posto, tipo una cascata (pagato 100mila) o un tempio in genere chiuso al pubblico. (non ci andate, c’è poco da vedere).

LE TASSE SULLA CARTA DI CREDITO

Molti esercizi commerciali o ristoranti, al momento di pagare chiedono questa famosa tassa, oltre alla tassa statale del 10% (tipo l’iva insomma). Chiedono dal 3% al 4% su ogni transazione. Non pagate mai il 4%, è veramente un abuso. Il 3% a volte l’ho pagato, ma penso che sia un sovrapprezzo che adottano i più furbetti e che non paghino nemmeno la commissione. Per certi acquisti abbastanza onerosi mi sono rifiutato e ho detto “o così o non pago” e quindi si sono attaccati. Per cifre ridicole non mi andava nemmeno di sprecare fiato.

Ecco, riassumendo, i “pericoli” di Bali sono pressoché monetari, dovete trattare sempre e a lungo fino a che non sentite “last price”. Attenti al traffico, non noleggiate scooter se ci tenete ai malleoli e quando camminate sui marciapiedi fate finta di essere in Italia e invece di scansare le merde dei cani, qui dovete scansare le voragini. Per il resto Bali merita i 15 mila km di distanza che ci separa, ma stateci almeno due settimane se volete godere a pieno l’isola e magari andateci in estate che non ci sono le piogge…

Buone vacanze!

The game crafter… il tuo gioco arriva a casa.

“The game crafter” è un portale dove chiunque può realizzare il suo sogno di bambino (o di adulto): inventare un gioco da tavolo, e farselo spedire a domicilio come se fosse un gioco che si trova nei negozi, con tanto di scatola, componenti, tabellone ecc ecc.

Logo del sito

Da qualche tempo mi è preso il vezzo di inventare giochi da tavolo. Non pensate che sia una cosa semplice. Dietro c’è tutto un grande lavoro professionale di test, statistica, giocabilità, fattibilità, studi di mercato ecc ecc. Ci sono interi tomi che spiegano come realizzarne uno, come evitare gli errori più comuni sia concettuali sia grafici, e far collimare tutto e proporre agli editori un prototipo giocabile è veramente un lavorone.

Il PROTOTIPO appunto. Come realizzarlo? In molti adottano soluzioni casalinghe come le auto produzioni, stampe dal tipografo, ma anche cose molto amatoriali su fogli A4 disegnati a mano. Un prototipo deve essere in definitiva giocabile, ma anche l’occhio vuole la sua parte no? Ed è qui che entra in gioco “The game crafter”.

Tanti oggetti da creare e sfruttare.

Il portale lo potete raggiungere su www.thegamecrafter.com ed è ovviamente tutto in inglese. Dopo averci perso qualche minuto per orientarvi, potete andare subito alla lista dei materiali da poter usare. Ci sono moltissimi tipi di carte, dalle mini alle mega, così come i tabelloni in cartonato dove disegnare le proprie mappe. Quindi la componentistica, la minuteria fatta di token, segnalini, gettoni, marker, miniature, soldi (di carta o in metallo), insomma tutto quello che serve per far “girare” una vostra creazione.

Soprattutto tante carte da usare.

Il sistema per creare i mazzi di carte è un po’ laborioso, ma basta un po’ di impegno e si riesce portare a casa quello che si desidera. Ovviamente i disegni delle carte li devi creare tu, loro assemblano e basta. Realizzi fronte, retro e glielo spedisci. Loro fanno il resto.

La cosa interessante (per chi conosce molto bene l’inglese) è che se crei un gioco intrigante e divertente, o puoi mettere in vendita sul loro portale. Il prezzo è dato dai componenti che hai usato più l’utile per singola copia. E’ un’opportunità non da poco. Leggendo le varie classifiche, ci sono giochi “sconosciuti” che vendono centinaia di copie, ad un prezzo abbordabile. Insomma il settore è molto fiorente.

Io ho creato un gioco sul cinema “The executive producer” di cui ho aperto da poco una pagina fb, e mi servivano molti mazzi di carte. Il lavoro è stato lungo ma alla fine qualche risultato semi-professionale l’ho avuto. Dico “semi” perché purtroppo qualche difettuccio c’è.

La scatola del mio prototipo

Il template delle carte non è preciso, nel senso ci sono delle linee tratteggiate entro le quali devi stare per non farti tagliare le immagini in fase di creazione. Io le ho seguite ma la stampa è venuta sbilanciata da una parte, alcune scritte sono proprio attaccate al bordo della carta e insomma non sono contentissimo del risultato.

Qualche carta del mio gioco.

Il tabellone invece sembra comprato in negozio. La stampa è molto ben fatta, così come quella della scatola, anche se si vede un po’ troppo che è un adesivo appiccicato sul cartone, ma il lavoro è buono.

Coperchio della scatola con dettagli.

Costi e tempi:

Aimè i costi sono alti. Alti perché “The game crafter” sta in Wisconsin, quindi la spedizione costa più che il gioco finito. Io per una spesa di circa 50 $ ne ho spesi altrettanti per la spedizione più 16 euro di dogana. I tempi lunghi, quasi un mese.

Diciamo che se vi volete fare un regalo e non avete tanto tempo per creare da soli tutto, potete servirvi anche da loro, sennò il vostro prototipo può prendere vita col fai da te e ne ho visti alcuni fatti benissimo tra parentesi, però devo essere sincero: vedersi arrivare a casa il tuo gioco “finito” col tuo nome sopra, dà una certa soddisfazione.

Per concludere, direi di stare super attenti ai template delle carte, a rimanere ben oltre le righe rosse di demarcazione che vi indicano se non volete vedere le carte sbilanciate nel disegno. Per il resto “The game crafter” fa un servizio che in Italia non c’è (se c’è ditemelo vi prego) e che per chi come me si affaccia nel mondo dei giochi da tavolo come autore, dovrebbe prendere in considerazione perché agli editori piace ricevere un prototipo ben fatto e soprattutto giocabile (ma questo non dipende da “The game crafter”, ma dalla vostra abilità come autori).

Rogue One… Una storia di Star Wars, finalmente!

Non avrei mai pensato di uscire così emozionato dalla visione di “Rogue One, una storia di Star Wars” il nuovo film della Disney, uno spin off,(che poi spin off non è) uscito il 15 dicembre, anche perché dopo un’ora dall’inizio, avevo già sbadigliato quattro volte. Certi siparietti un po’ “melò”, certe figure un po’ stereotipate e qualche frase ad effetto di troppo, si potevano evitare, ma diciamo che fa sempre tutto parte dell’universo di Star Wars.

Rogue one

“Rogue One” si colloca tra episodio III della nuova trilogia, ed episodio IV della vecchia. Praticamente è la storia di come i piani della “Morte nera” vengono rubati dai ribelli. Finalmente c’è un perché, un motivo valido, per cui una mega stazione da battaglia costata il PIL di mezzo universo, abbia un punto debole così idiota, che basta un colpo di laser in un buco in un fosso, per farla saltare in aria.

I personaggi sono credibili, a parte due:  Saw Gerrera / Forest Whitaker che non si può né vedere né sentire (qui complice un doppiaggio non proprio azzeccato), non si capisce bene che ruolo abbia ed abbia avuto, compare dal nulla e scompare in modo anonimo, portando solo confusione alla storia. Inutilmente mutilato, malato e rincoglionito che metà basta.

Manifesto

L’altro personaggio è il cinese cieco, simpatico e curioso per il suo atteggiamento verso la “forza”,che però vede tutto, troppo. Come faccia non si sa. I ciechi in tutti i film d’azione/arti marziali, non solo sanno combattere in maniera sopraffina, ma vedono anche se a 200 metri di distanza, qualcuno li saluta da dietro un paravento. Riescono a sparare un colpo di laser e a centrare la nave dei nemici che insegue quella degli amici! Basta, non se ne può più, inventatevi qualcosa di più originale per favore.

I protagonisti, Felicity Jones e Diego Luna, a mio parere un po’ anonimi ma sicuramente non inferiori a quelli di episodio VII. Purtroppo i paragoni sono brutti da fare ma doverosi e Rogue One ne esce vincitore, sia per atmosfera sia per la mancanza di quel senso di “contentino per i fans”, anche se pure qui certe chicche nostalgiche non mancano e menomale direi…

La locandina

La storia regge, anche perché la trama principale c’era già da oltre trent’anni e quindi hanno avuto vita facile. Ho rivisto con molto piacere certi personaggi della vecchia trilogia, alcuni in carne ed ossa, altri ricreati al computer in maniera sopraffina. Non vi dico quali, anche se per l’età anagrafica, per deduzione ci arriverete subito.

Effetti speciali meravigliosi, finalmente si rivede LO SPAZIO!! Le grandi navi da battaglia, i duelli con i caccia gli AT-AT gli AT-ST, che tanto mi erano mancati in Episodio VII… Ma è l’atmosfera che è tornata quella della vecchia saga. I suoni, i colori, le battute tra un morto e l’altro, le gesta eroiche improvvise, l’emozione di un’astronave in fiamme o di una città intera che esplode.

Gli ultimi 30 minuti del film sono un capolavoro cinematografico difficile da non rivedere. Diventa un film di guerra ma è sempre Star Wars, con i soldati imperiali con la mira di uno strabico cieco, con i ribelli che muoiono come se non avessero mai una fine. E quando senti “Rosso uno, qui Capo Oro…” Cerchi accanto a te se c’è un’astronave libera su cui montare e alzarti in volo per andare a dargli una mano e ogni volta che un  X-wing esplode, ti prende una rabbia che vorresti saltare dentro lo schermo e vendicare il pilota.

Bello, bello e ancora bello, così bello che dimentichi la prima ora, e ringrazi chi ha creato tutto questo, anche se sai che il maledetto marketing ti farà spendere un botto di soldi in ciabatte pelose, portachiavi che si illuminano e lampade a forma di Darth Fener… Si, c’è pure lui ovviamente, e arriva come un tornado, imponente, cattivissimo, pazzesco, da risentire in lingua originale perché in italiano sembrava che avesse la dentiera allentata, e non gliela perdono, ma siate pronti a vederlo in azione come non mai.

Darth Fener

E poi ci si commuove, in almeno tre punti, l’ultimo dei quali proprio a due secondi dai titoli di coda. Non vi alzate subito dalla poltroncina, non commentate subito con una frase a caso. State zitti cinque minuti, chiudete gli occhi e assaporate la magia della saga di Star Wars sulle musiche originali di Williams. Poi quando chi ha fretta se ne sarà andato, aprite gli occhi, alzatevi e vi sentirete come nell’iperspazio.

Abbiate fiducia…

Abbiate fiducia che tutto quello che segue può essere una bella sorpresa, visto che ci lamentiamo sempre delle schifezze che succedono in Italia (per non andare a scomodare gli altri paesi). Può succedere ad esempio che fai un incidente con la tua vecchia Fiat 500 del 1970 già mezza distrutta, tenuta insieme col vinavyl e che il tipo un po’ strambo che ti ha preso in pieno, dopo un iniziale momento di “mo’ te meno fratè!” e dopo aver constatato che forse la colpa era di entrambi, sulla fiducia, non voglia vedere un documento, ma solo un numero di telefono che potevo pure dargli sbagliato e mi accompagni a lavorare, con la promessa che avrei saldato il danno alla sua macchina (che ho puntualmente fatto oggi).

La fiducia (e la pazienza) dei vigili urbani che chiamati per fare i rilievi dell’incidente, non sono arrivati subito e quindi ce ne siamo andati senza avvertirli, e quando ci hanno chiamato, ci siamo scusati, dicendo che ci eravamo messi d’accordo e che dovevamo entrambi andare a lavorare. “Se ricapita, tra più di 100 anni mi auguro, avvertiteci magari che così non si fa un viaggio a vuoto”, ci ha gentilmente detto al telefono il vigile, fidandosi del fato e della nostra buona educazione futura…

La fiducia di un extracomunitario che vende calzini, che vedendomi spingere la macchina inutilmente, si è avvicinato e mi ha chiesto se volevo una mano. L’ho fatto spingere per un centinaio di metri, poi visto che la macchina non partiva l’ho parcheggiata in uno spiazzo e gli ho chiesto di rimanere lì a controllare che non mi fregassero la roba dalla macchina (tra cui un portatile) mentre andavo a fare un bancomat.

Acchiappatela al volo…

La mia fiducia immensa improvvisa verso uno sconosciuto, ma che non si è minimamente preoccupato di aiutarmi lasciando la SUA roba per terra. Quanto si aspettava che gli dessi, per non prendere il portatile e andarsene? Invece è stato lì dieci minuti con i suoi calzini di seconda scelta in terra dall’altra parte della strada, in attesa dei suoi 10 euro di mancia. “Che Dio ti benedica” e se ne è andato chissà dove, sulla fiducia…

La fiducia del conducente del carro attrezzi, che dopo avermi portato la macchina a destinazione (un carrozziere che poteva essere chiunque), è andato a parcheggiare da tutt’altra parte perché bloccava il traffico, in attesa che gli pagassi il servizio. Potevo benissimo chiudere la macchina in garage e andarmene, ma mi ha aspettato 5 minuti e sono andato a pagarlo, fiducioso che mi facesse la fattura e così è stato…

La piacevole sensazione che mentre sei a spingere (ancora maremma maiala.. che giornatina!) la macchina per metterla in garage e  sulla salita, ti si affianca un signore anziano sorridente che ti aiuta e poi senza dire nulla sparisce senza nemmeno darti il tempo di ringraziarlo…

La mia fiducia verso il prossimo, nel lasciare la macchina con le chiavi nel quadro, parcheggiata davanti alla saracinesca di un garage chiuso perché sono arrivato tardi e andarmene a casa. Per nulla sorpreso, quando alle 15:30 è squillato il telefono e il meccanico mi ha detto che la macchina era già sotto i ferri…

Insomma oggi anche se è stata una giornata di merda, sono stato piacevolmente sommerso da un’ondata di fiducia nel prossimo che mi ha aiutato a galleggiare in questo mare di merda che, seppur a tratti calduccina e da un bel  color cioccolato, è pur sempre merda, fidatevi.