Resuscitare un portatile…

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Resuscitare un portatile. Cari amici, vi sto scrivendo con un portatile del 2008, un ACER Aspire 5220 con windows Vista. Un portatile che ha fatto tre tournée teatrali, resta acceso 24 ore su 24 e che ha già subito due “infarti”.

acer
Il mio vecchio Acer aspire 5220

Gli infarti per un portatile possono essere di due tipi: si spacca l’hard disk (il disco fisso interno) e se non hai fatto i backup bestemmi fino a notte fonda inutilmente. Con qualche software puoi recuperare qualcosa, ma ci vuole tempo e molta fortuna. In genere si sostituisce il disco e si riparte da capo senza sostituire il portatile (per chi ci capisce un minimo, perché ho visto gettare nella pattumiera portatili nuovi, solo per un errore di boot).

L’altro infarto invece è peggiore, perché il chip della scheda video, saldata alla scheda madre, si “dissalda” internamente per il troppo calore e non manda più segnali video al monitor. Quindi, o cambi la scheda madre totalmente, o butti il portatile.

Cambiarla è difficile da fare, costoso, e spesso non trovi il pezzo che serve. Come fare? In questo caso devi fare il “reballing“, cioè devi aprire il portatile come una cozza, prendere la scheda madre, e scaldare a 180° il chip video (e solo quello).

Si fare in due modi: col pistola termica da carrozzieri, (mi raccomando non vi ci asciugate i capelli sennò diventate pelati istant), oppure mettendo tutto in forno a 180° per 5 minuti come per preparare un soufflé.

Pazzia? No, perchè funziona. Almeno nel mio caso è già la seconda volta (su due) che funziona. Prima però un po’ di accorgimenti.

Togliete la piccola batteria della scheda madre, perché sennò scoppia. Se, come nel mio caso, non si può togliere perché saldata (intelligenti questi cinesi) foderatela con la stagnola, due o tre volte.

Poi foderate tutta la scheda con la stagnola, senza lasciare niente scoperto, e quando il fagottino è pronto, fate un buco proprio sopra il chip video con un coltellino, per cuocerlo come si deve.

Accendete il forno solo con la serpentina superiore. Quando arriva a 180* mettete dentro la MB poggiandola su una superficie che non conduce tipo legno o una mattonella, in modo che la parte inferiore non fonda sulla grata.

Dopo 5 minuti di numero, toglietela delicatamente dal forno e lasciatela IMMOBILE su una superficie piana. Dentro il chip, i componenti di stagno si saranno fusi e si risalderanno per auto-ripararsi.

Una volta rimontati tutti i componenti (cosa abbastanza complicata le prime volte, e avanza sempre qualche vite, aspettatevelo), come per magia, il vostro portatile tornerà in vita.

Questo inconveniente capita a causa del calore che si accumula sui chip e dissalda i circuiti interni. Le ventole non bastano mai. Se tenete al vostro portatile e volete scongiurare infarti simili, pulite la ventola ogni 3/4 mesi e comprate quelle postazioni ventose da mettere sotto il computer. Si trovano facilmente anche se non sono proprio comode. Soprattutto se lo fate lavorare con grafica e video, ci vuole sennò infartano.

A me è successo l’anno scorso. E’ andato tutto bene un anno, poi ieri ha preso un altro colpetto, ora è tornato in vita, ma ho già comprato un nuovo portatile, perchè questo anche se glorioso, ormai mi sta dicendo in ogni modo di lasciarlo andare nel paradiso dei portatili, dove processori potentissimi e dischi fissi da giga infiniti aspettano solo di farci l’amore.

Calma playboy, aspettiamo il prossimo infartino dai.

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2 pensieri riguardo “Resuscitare un portatile…

  1. Ti devo fare un piccolo appunto, la tua procedura è un reflow, cioè riscaldare al fine di allentare lo stagno con la temperatura, e non un reball. Il reball lo fai quando dissaldi completamente il chip e ricrei le palline di stagno sotto, che poi dovranno essere risaldate alla scheda madre. Differenza tra le 2 operazioni la durata della riparazione nel tempo. 🙂
    Comunque complimenti per l’intraprendenza

    1. Si hai ragione. L’ ho scritto un po’ di fretta in preda alla frenesia del miracolo avvenuto. “Reballing” mi garbava più come termine ma in effetti è un altra cosa. Grazie per la puntualizzazione.

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