Visita a Nemi e dintorni.

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Nemi è un piccolo paesino di 1918 anime in provincia di Roma, sui colli Albani. E’ situato a circa 500 metri sopra l’omonimo lago. Ci si arriva facile percorrendo la via Appia da Roma dopo Castel Gandolfo. E’ il classico paesino arroccato in salita e per chi non ha una buona deambulazione, consiglio di visitare più Sabaudia che Nemi, però la vista del lago dal paese merita la sgambata

 

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vista da Nemi

Il verde sottostante dei boschi (da cui l’antico nome “Nemus”) si mischia al giallo dei campi coltivati, al blu del lago e al marrone dei resti del tempio di Diana, la dea della caccia.

Il paese si visita in un’oretta. Oltre la via principale, qualche chiesa e il panorama non c’è molto altro da vedere. L’accoglienza dei commercianti è stata gentile e onesta. Ho assaggiato le famose fragole di Nemi, ma devo dire che non mi hanno soddisfatto molto.

Per scendere al lago c’è una stradina in sanpietrini che lo costeggia tutto. L’unica spiaggia abbastanza grande per stenderti o fare un bagno è alla fine di questa strada. L’acqua è pulita e non particolarmente fredda. Volendo ci sono anche piccolissime calette da 2/3 persone infrattate tra le canne. Anche alcuni orticelli di pomodori e kiwi spuntano via via che uno cammina.

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Sul lago di Nemi

Il tempio di Diana:

Al paese ci hanno detto tutti che era chiuso per restauri/smottamenti/crolli. Per trovarlo è stato un po’ difficile nel labirinto di stradine a valle, ma con un po’ d’ intuito ci si può fare. Dovete seguire le indicazioni poi ad un certo punto c’è un parcheggio grande con una freccia per un agriturismo. Poco prima dello stesso, girate a sinistra e a un centinaio di metri già scorgerete il tempio.

Anche la proprietaria dell’agriturismo non sapeva se il tempio fosse aperto o meno. Ci ha detto che un albero era caduto sul monumento tempo fa e nulla più. Queste persone sono così abituate a vivere nei pressi di una cosa di valore che ormai non ci fanno più caso.

Seguiamo il sentiero e arriviamo al tempio che purtroppo è in completo stato di abbandono. Tutto recintato per motivi precauzionali ma con dei buchi nelle recinzioni tali da far passare un bue, e noi da bravi asini ci siamo subito infilati dentro.

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Tempio di Diana

Il tempio si collocava su un area di 45000 metri quadrati (si si proprio 45 mila!) e comprendeva colonnati, archi, terrazzamenti, costruzioni limitrofe, insomma era un tempio imponente, dedicato alla dea della caccia. La maggior parte del tempio è tutt’ora da riportare alla luce, ma vedendo lo stato in cui versa, penso che resterà così per secoli se un UFO non verrà a dissotterrare qualcosa.

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L’interno del tempio

L’albero crollato sulle coperture delle strutture sulla destra c’è ancora e ok, ci può stare uno smottamento con relativo crollo. Quello che non sopporto invece è vedere le costruzioni sulla sinistra interamente ricoperte di arbusti, radici, piante rampicanti.

Pavimenti a mosaico con sopra terra e ghiaia, affreschi lasciati alla mercè delle intemperie. Per fortuna una copertura per i mosaici c’è, almeno quello.

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Interno danneggiato del Tempio

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Peccato davvero, potrebbe essere un’attrattiva turistica e per scolaresche molto appetibile, a due passi da Roma. Anche solo per mostrare qualcosa di diverso del solito Colosseo insomma. Lasciamo il tempio di Diana molto delusi… imprecando nella calura estiva. (clikkate su watch on facebook)

https://www.facebook.com/annamaria.orlando.9/videos/10209638462579115/

Subito nelle vicinanza troviamo l’imponente Museo delle Navi, costruito in epoca fascista, per ospitare due imponenti navi romane fatte costruire da Caligola  per i suoi baccanali e riti religiosi e affondate dopo la sua morte a causa della damnatio memoriae (la distruzione di tutto quello che ricordava l’imperatore che veniva considerato nemico di Roma).

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L’ingresso del museo delle navi di Nemi

Le due navi lunghe quasi 80 metri e larghe 20 furono avvistate gia’ nel ‘400 e molti furono i tentativi di recupero nei secoli. Solo nel 1929 grazie alle nuove tecnologie e la caparbietà del ministero, si abbassò il livello delle acque del lago, furono portate a riva le due navi e messe nella struttura costruita appositamente. “A noi!” Dissero tutti a quel punto. “A voi no!” dissero i tedeschi nel ’44 quando dettero fuoco a tutto il museo prima di scappare. Un bel regalo che distrusse le due navi di legno e parte della struttura poi restaurata qualche decennio dopo.

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Foto d’epoca

L’ala sinistra del museo adesso raccoglie una bella collezione fotografica del recupero, e della successiva messa a dimora delle navi. Molte spiegazioni, curate e dettagliate. Leggetevele con attenzione.

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Recupero delle navi

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Nel ’44 il museo fu usato pure come ricovero per i senza tetto. Delle navi originali c’è rimasto  poco. Qualche ruota della prua in piombo, coperture in rame, tanti chiodi, qualche pezzo di legno scampato alla furia del fuoco, e le ricostruzioni in scala 1/5 dei due natanti. Belle le ancore in scala originale invece, imponenti.

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L’ala destra accoglie i reperti trovati dentro le navi, più statue trovate nei d’intorni molto ben conservate.

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Reperti archeologici

La terrazza panoramica al livello superiore purtroppo era chiusa.

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Il museo si trova proprio sopra l’antica via romana ancora visibile che porta direttamente al tempio di Diana.  Per i 3 euro d’ingresso, merita una breve visita.

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Riproduzione in scala delle navi

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Per concludere: Nemi va vista almeno una volta nella vita, con il suo laghetto a misura di canotto, il suo tempio abbandonato e il suo museo inutilmente spazioso ma con tanto odore di storia dentro. Se amate l’archeologia e il fascino del tempo passato, fatecela una capatina che non rimarrete delusi.

 

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