Lo chiamavano Jeeg robot… sentirsi coatto anche da Firenze.

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Locandina

A vedere “Lo chiamavano Jeeg Robot”, soprattutto nel primo tempo io mi sono sentito di Tor Bella. Ho annusato i palazzi, gli scarichi gocciolanti delle grondaie, le colate di cemento, i bus mezzi vuoti e scassati di periferia, i parcheggi immensi e vuoti con l’erbetta a cornice.

Mainetti ci mostra la borgata così com’è, con uno straordinario Santamaria bello “tonnato”, affaticato, che corre come un orso stanco. Musica a go go, potente, che evoca un passato a cui una generazione è ancora legata e un’altra l’ha appena conosciuta.

Storia semplice, quasi scontata per certi versi, che ricalca cliché del supereroe Marvel o Dc che sia. Il super potere inatteso che cambia la vita. Una vita che fino ad ora hai vissuto davanti a film porno e budini per cena. Enzo Ceccotti da poveraccio piccolo rapinatore di orologi e catenine, diventa un super coatto ma con l’animo dell’eroe romantico.

Effetti speciali come se piovessero, scene splatter, qualche sorriso, qualche cazzotto nello stomaco che non ci si aspetta. Nonne armate di ferro da stiro fotonico!

Tra gli attori spicca, ovviamente aiutato dalla parte che ogni attore nella sua vita prima o poi vorrebbe interpretare, Luca Marinelli, pazzo scatenato del quale ho avuto anche pena, essendo il prodotto malato della tv d’oggi dove si deve apparire ecc ecc con tutto il pippone della società dei falsi miti e tutto il resto. Il suo personaggio c’è cascato in pieno e l’ha consumato, quindi non è colpa sua se è così, ma di Berlusconi o chi per lui. (Vai così ho fatto pure la critica politica).

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Luca Marinelli
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Testa di Jeeg

Una sorprendente Ilenia Pastorelli, residuata dal Grande Fratello, e credo alla sua prima esperienza seria, ha fatto il suo lavoro, interpretando una dolcissima donna rimasta all’infanzia, con gravi problemi comportamentali dovuti ad un passato triste e difficile. La sua fissa per Jeeg, dà un nome e cognome al super eroe, tanto che pure Enzo Ceccotti alla fine si chiama da solo: Hiroshi Shiba (che per chi non lo sapesse è il protagonista di Jeeg Robot, cioè il tipo che si trasforma in robot… cioè ha un paio di guanti che se li colpisce… cioè se li tocca… nel senso, poi salta da una rupe con la moto… no, la moto non si rompe ma lui si trasforma in una testa d’acciaio e vola… vola sì è una testa robot che ne so io come vola! Poi arriva Miwa sul Bigshooter che gli lancia i componenti… Come chi è Miwa? Allora, questa è una tipa che… No via compratevi il DVD.)

Dicevo…

Apprezzabili tutti i comprimari delle due bande rivali (romana e napoletana) tutti molto credibili tra cui Stefano Ambrogi, imponente figura sempre più presente nel panorama attoriale Romano.

Mainelli se l’è scritto (insieme a Guaglianone) se l’è diretto (con sprezzo del pericolo in alcune scene veramente ben girate) e anche quasi totalmente prodotto. Così si fa, bene, bravo bis!

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Santamaria, Pastorelli

Vogliamo trovargli qualche difetto? Ma sì dai, troviamoglielo…

Il finale: avrei tagliato qualche minuto di troppo, la scena dell’incidente con bimba incastrata nella macchina, troppo “classico” anche per un supereroe e pure il combattimento tra “super” allo stadio non mi ha entusiasmato. Ha tolto un po’ di “poesia” dal finale tragico che a me piaceva, tanto che quasi ci scappava la lacrimuccia. Insomma è finito un po’ troppo “all’americana”.

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Santamaria

Il doppiaggio delle scene dove si vede il cartoon: ok, i diritti erano costosi (manco per la sigla a dire il vero) però si poteva fare molto molto meglio. Così sembrava registrata con il cantatù in salotto, e la cosa si nota ancora di più se si mette a confronto la bella colonna sonora ben mixata di tutto il film.

Quindi se ancora non l’avete visto andate al cinema. Non aspettatevi di vedere i “supereroi”, ma godetevi un film bello tosto, dove si sperimenta e dove la gente s’è divertita a farlo… laggiù tra i lampi di blu!

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3 pensieri riguardo “Lo chiamavano Jeeg robot… sentirsi coatto anche da Firenze.

    1. maledetti giapponesi! Ancora non capisco come mai non cedono pure quelli per fare i lungometraggi… Chiunque andrebbe al cinema a vedere Goldrake fatto bene, o Jeeg o Mazinga… Go Nagai se li tiene stretti.. Però ribadisco che si poteva ridoppiare megio dai. Peccato perchè in quei momenti si abbassa il livello…

  1. [SPOILER}
    Il finale della macchina è fondamentale! È la chiave di tutto il film. Lui finalmente capisce che lei non è persa perchè vive nel cuore di tutti quelli che può salvare. È il momento in cui la sua stessa morte viene superata. Quando stringe a se la bambina sente battere il cuore di ale e capisce che non la perderà mai.
    Troppo statunitense? È tutto statunitense, si capiva benissimo che ci sarebbe stato il super scontro tra supereroi di fronte al pubblico. La differenza e che qui il passante spintonato nella lotta si gira e ti manda a fare in *ulo mentre in america abbozza. Nell’insieme bello anche per me. Ma non mi basta 😀

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