La nave di Teseo… occasione mancata.

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Ho appena finito di leggere  “La nave di Teseo di J.J Abrams e Doug Dorst. Un libro strano, chiamiamolo “meta-libro” (bè dopo i meta-lupi di “Game of Thrones”, non possono esistere i meta-libri?).

Sì, proprio quell’Abrams lì, quello che non ci ha fatto dormire per sei anni con LOST, quello che ha riportato Star Wars sugli schermi, per la gioia dei fans e l’odio di altri fans, quello “geniale” che ogni cosa che fa è misteriosa come l’umore di una maionese impazzita.

Il riassunto di quello che potrei dirvi su questo libro è: “una grande occasione mancata”. Peccato, davvero un gran peccato perché le premesse erano ottime, l’idea veramente ben orchestrata. Però, mi è arrivato per regalo a Natale, e l’ho finito dopo due mesi, e per un libro che dovrebbe essere “avvincente e misterioso” non è un buon biglietto da visita.

Ma vediamo di cosa si tratta nel dettaglio. Il libro, fisicamente, è una meraviglia per come è stato confezionato e realizzato. Pare proprio un vecchio libro degli anni ’50, con tanto di timbri, macchie, pagine ingiallite, codici da biblioteca e tutto quello che serve per “fartici credere”.

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Come si presenta

Tra le pagine, una miriade di “inserti” tra cui cartoline, tovaglioli ripiegati con sopra mappe, indizi, fotografie, lettere, dichiarazioni d’amore, di odio, ritagli di giornale, una ruota per decifrare codici, insomma una curiosa golosità che per poco non li leggo tutti subito, fregandomene della storia.

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La mappa sul tovagliolo
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Spuntano cartoline
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Ancora cartoline

E poi… l’odore! Per uno come me che i libri li sniffa prima di comprarli (e li compra solo se la sniffata è positiva), questo libro mi ha fatto venire l’acquolina in bocca ad ogni pagina. Buono, cremoso, un po’ antico, da assaporare prima di andare a letto e addormentarsi come si fosse in un’antica libreria medioevale. Altro che Arbre Magique, io voglio l’essenza di biblioteca!

Ma torniamo al libro. Riassumendo all’inverosimile: uno studioso di V. M. Straka (l’autore del libro) di 28 anni, Eric e una studentessa neo laureanda di 23, Jennifer, si scambiano messaggi sulla costola del libro, rigorosamente in penna e pennarelli (arghhh!) colorati, passandoselo di volta in volta, e commentando di volta in volta ognuno le risposte dell’altro.

Lentamente (molto lentamente) la loro passione comune li porta a cavalcare quell’avventura insieme, investigando sull’autore scomparso. Praticamente ci sono due libri uno dentro l’altro. Io li ho letti entrambi allo stesso momento e dopo uno smarrimento iniziale, aiutandomi coi colori diversi, e le grafie riconoscibili dei due ragazzi, si riesce a seguire le storie parallele.

Ad aiutarli (o anche a ostacolarli) nell’impresa, il traduttore ufficiale F. X. Caldeira qui, solo in forma di “note a fondo pagina” e la loro bravura nel decifrare gli indizi che secondo loro, Straka e Caldeira hanno disseminato nel libro, che è l’ultimo scritto dall’autore.

Ah, gli inserti devono stare nelle pagine che trovate ovviamente, quindi se vi dovesse cadere il libro in terra e non sapete da che pagina è saltata fuori una cartolina, ho trovato in rete una pagina in inglese (ma ci sono le foto) che vi dice dove riposizionare il tutto. Volevo farlo io il lavoro, ma il tempo è quello che è, e visto che c’è chi l’ha già fatto molto bene, vi mando da lui.

Rimettere a posto gli inserti

Bene, la premessa è fantastica, quindi mi sono buttato a leggerlo immediatamente con foga, divorando una cinquantina di pagine. Qualche piccolo colpo di scena, e arrivano i primi brividi. Però il romanzo è un po’ troppo lento per i miei gusti, e la distrazione dei commenti a margine porta l’attenzione a livelli da zero virgola, quindi a volte sono stato costretto a rileggere intere pagine.

E’ scritto bene, ma troppo prolisso, troppe immagini oniriche, anche se alcune ti lasciano tra lo scosso e l’affascinato. Questo S., il protagonista del romanzo, che non sa chi è, che si ritrova su una nave scassata, con una ciurma di persone dalla bocca cucita e un capitano che parla in dialetto… non acchiappa, la narrazione è confusa e dispersiva.

Purtroppo dopo un buon inizio pimpante trainato dalla novità del prodotto, tutto si arena. I due ragazzi diventano patetici con i loro scambi di messaggi, non succede quasi niente tranne piccoli accenni avventurosi subito sopiti, il romanzo ristagna lentamente senza provocare emozioni tranne che in un paio di scene sulla nave con i marinai “strani” e verso la fine quando c’è tutto un riferimento al racconto originale mitologico della “Nave di Teseo” molto affascinante che vi consiglio di andarvi a leggere se non lo conoscete.

Da qui in avanti non rivelo “segreti” ma vi dico come finisce il romanzo, quindi siete avvisati. Però credetemi… c’è poco da sapere!

Insomma io sono arrivato alla fine sperando che venisse risolto qualche enigma, e invece niente… nessuno ti dice nulla. Volti l’ultima pagina e c’è scritto “FINE” e la mia frase è stata: “ma come fine?! E Straka chi era? Dove è finito? I due ragazzi che fine fanno? E S. chi è?” Niente.

Stavo per scrivere la recensione immediatamente, arrabbiato, deluso, ma avevo qualcosa che mi pungolava sul fianco. Eppure ne ho sentito parlare molto bene, eppure mentre lo leggevo ogni tanto mi accorgevo di qualcosa di “strano”, eppure…

Eppure, googolando in rete, dopo un po’ di ricerche, i miei dubbi si sono trasformati in realtà: il libro, “dice”, contiene tutto quello che serve per tutte le risposte alle mie domande, anche se nessuno fino ad ora le ha trovate. Qualcuno (e devo dire anche a me era balenato in mente) ipotizza che i due ragazzi siano in realtà la stessa persona con evidenti problemi di personalità, e molti indizi lo proverebbero. Però, almeno io non ho trovato nulla, di tutto il resto, nessuno in Italia ha scoperto nulla.

Addirittura negli USA c’è un forum dove hanno pubblicato altro materiale utile per risolvere i misteri, e tutto questo un po’ mi affascina, ma un po’ mi fa arrabbiare perché se io compro un libro, anche se è un libro “strano”, mi devi dare qualche possibilità di risolvere qualcosa, non è possibile che si debba avere lo stesso QI di Einstein per divertirsi no? Potevano mettere cinque o sei enigmi di cui tre alla portata di menti “normali” e due per menti “eccelse”.

Oppure potevano scriverlo da qualche parte che, durante la lettura, ci si doveva ingegnare un po’ o stare molto attenti ad ogni riga, così magari uno si attrezzava. Ma in questo modo, o te lo rileggi (e non mi va proprio per niente) oppure ti affanni a cercare in rete le risposte in inglese…

Ripeto: una grande idea ma una grande occasione mancata. Il mio voto non può che essere negativo. Riprovaci J.J. ma questa volta ricordati che siamo gente col cervello normodotato, non siamo tutti genietti del male come te. Ok?
Grazie.

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