Pieraccioni, quando ero un suo piccolo fan…

Condividi:

…primi anni ’90, all’epoca era Pieraccioni il mio “idolo”. Mi chiamò pure a casa. Avevo circa ventidue anni mi pare e già ero in fissa con le sceneggiature. Ne avevo scritta una che secondo me era perfetta per lui e Ceccherini. Ovviamente faceva pena sia per come era scritta sia per l’intreccio e la costruzione dei personaggi sia per la struttura della narrazione. Oggi potrebbe andare bene per un film tv su Canale 5 a puntate, ma non vorrei denigrarmi troppo. Non esisteva Internet e per trovare la residenza del Pieraccioni, ricorsi al vecchio elenco telefonico (si quello di carta). Sapendo il nome di battesimo di suo padre e vedendo che a Firenze ce n’era solo uno che corrispondeva, mi catapultai davanti al portone di casa Pieraccioni col mio bel plico in mano. Mi vergognavo a disturbare direttamente i Pieraccioni, così decisi di suonare al piano di sotto e di lasciarlo nella cassetta delle lettere. Ma nessuno mi rispondeva. Suonai a tutti, ma niente, un palazzo vuoto! Per fortuna entrò un anziano che subito mi chiese chi fossi. “Sono del… Laido” dissi immediatamente, avendo visto in terra un volantino dell’associazione donatori organi (A.i.d.o). Ed il vecchino: “Laido? Chi lei? E’ delle poste?” Presi la palla al balzo: “Si! Siamo una società che aiutiamo le poste!” Non seppi aggiungere altro. Lui mi guardò e lesse sul plico: “Per Leonardo Pieraccioni” e aggiunse: “Me lo dia a me che sto salendo, glielo do io al Pieraccioni stasera quando torna, non si preoccupi”. E così affidai tutte le mie speranze a quell’arzillo vecchietto che a quanto pare fece la sua parte perché una settimana dopo la mia mamma ricevette una telefonata mentre si mangiava e questa è la sintesi: “Francesco c’è uno che si chiama Leonardo al telefono, ma non lo conosco dalla voce…” Mi passa il cordless. “Si pronto chi è?” “Ciao Francesco sono Leonardo Pieraccioni, volevo dirti che ho ricevuto la tua sceneggiatura e che mi ha anche fatto fare due risate…” Sono convinto che sia uno scherzo di qualche mio amico. “Dai Antonio sto cenando ci si vede dopo” ma lui insiste: “Non è “Carramba che sorpresa”, sono proprio io, solo che sono raffreddato e volevo dirti che…” Sono rimasto all’incirca tre minuti a ripetere “no ma sei te davvero? Sei te?? Dai ma sei te?” E lui che cercava di parlare senza riuscirci. Poi mi sono ammutolito e così ha potuto dirmi che apprezzava lo sforzo, che si era anche fatto due risate e che mi avrebbe fatto sapere. Incredibile: il mio primo “le faremo sapere” detto da uno “famoso”. Quando dissi a mia mamma con chi aveva parlato, per poco non svenne. Al tempo era ancora ammaliata dal successo altrui, oggi dopo che le ho raccontato svariati retroscena di parecchi “Vip”, un po’ meno, e se qualcuno lo riconoscesse al telefono lo manderebbe volentieri a quel paese.

Condividi: